11 Aug 2011
AndrePosted under Uncategorized Tags: boiate, lavoro, stagisti
Uno dei pochi vantaggi dei primissimi giorni di stage è quello di poter osservare molto e parlare troppo.
In quattro giorni ho visto, riflettuto, ma soprattutto commentato ad alta voce, innumerevoli cose.
Riflettevo su come l’organizzazione degli uffici, sia un po’ come le piramidi delle classi sociali sui libri della scuola media: in basso i reietti, in alto gli altissimi. Per essere volgari, in basso le merde, in alto le menti eccelse, strano è però che, se vogliamo mante
nere la metafora fecale, gli stronzi la maggior parte delle volte stanno in alto.
Il mio uffico è naturalmente uno dei primi gradini: i traduttori sono un po’ come gli schiavi, nemmeno buoni più di tanto e spostano, al massimo, qualche blocco di marmo, ma solo se frustati opportunamente. La “catacomba”, però, è un bell’ambiente, ha una volta a botte, parte dei muri è con i mattoni a vista e, soprattutto c’è anche un Mac. Naturlamente non lo usiamo noi, ma quella mela morsicata “arreda”, ammicca e, in un certo qual senso,
è pure rassicurante.
Dopo una rampa di scale si sale all’Olimpo, dove dovrebbero stare gli Dei, quelli della carta stampata e della televisione, che ti collega in diretta nelle case di tutti gli italiani, ma in cambio ti scollega il cervello-almeno in alcuni casi.
La teoria è questa: più telecamere ci sono, più gente ti guarda, più si diventa c
lamorosamente imbecilli; il Grande Fratello è un esempio popolare e lampante.
Questi super uomini e super donne non differiscono molto da noi. Sicuramente, oltre alla capacità di muoversi nell’etere e nei tubi catodici, hanno delle camicie e dei volti più belli o curati e magari un portafogli più gonfio, come l’orgoglio, ma poi dentro, a parte qualche anno di esperienza in più, sono esattamente uguali a noi.
Esiste una prova inconfutabile: i bagni, tutti unisex e comuni, con la sola eccezione di un paio, per sole donne, la cui presenza si può giustificare in due modi:
E’ il rifugio per quelle che si scandalizzano a trovare peli pubici di molti altri uomini perché, magari, li vedono già fuori dai bagni pubblici;
E’ l’unico rimedio alla naturale e scientificamente provata frenetica attività diuretica delle donne, che, per l’artiglieria pesante necessitano del bifidus, ma quanto ad urina sono seconde forse solo alla portata delle cascate del Niagara.
I bagni, quindi, sono il simbolo dell’uguaglianza e un po’ anche quello della rivolta: non c’è fastidio peggiore del trovarlo occupato quando ne hai urgente bisogno. Per questo provo un po’ di godimento quando chiudo la porta a chiave prima di dedicarmi allo scarico delle mie acque grigie o nere.
08 May 2011
AndrePosted under Uncategorized Tags: amore, boiate, detarame, sentimentalismi
Mia mamma, quando vede due sposini giulivamente sommersi di riso, commenta sempre così “poverini: non hanno la minima idea di quello che li aspetta”.

Da una parte ha anche ragione: convivere con una persona finché morte non vi separi ti porta a desiderare di mollare qualche bel pestone sui piedi ogni tanto, giusto per vedere se è di coccio o almeno i segnali base li recepisce. Con la convivenza, arrivi anche ad apprezzare i 10 minuti di gabinetto (da intendersi come momento di riunione, sì, ma con la propria naturale regolarità) e le 8 ore di sonno standard.
Non che ci si odi, la realtà è che la nostra dolce metà finisce malauguratamente col diventare la persona più puntualmente presente nel momento e nel luogo sbagliato, cosa che farebbe dimenticare tutto quello che rappresenta, non fosse per quella specie di nodo al dito placcato in oro che si chiama “fede nuziale”.
La “fede” dovrebbe essere l’indennizzo che ti permette di archiaviare un’intera storia di fallimenti, delusioni e vittorie temporanee, ovvero i: “mannaggia”, “ohmmerda” ed “evvai”.
Appartengono alla categoria dei “mannaggia” tutte quelle persone oggetto delle nostre tensioni para-erotiche, con le quali sembrava di poter concretizzare, ma che alla fine.. “ciccia”.
Esempio: l’avvenente parrucchiera che ti ha dato un resto bonus di 5 euro perché sopra ci ha scritto il numero di telefono, il ragazzo timido che si stava per dichiare ma è stato interrotto dall’arrivo degli amici, chi si sarebbe fatto avanti volentieri ma non osa perché non è single etc. etc.
I “mannaggia” sono una bella minaccia per il fegato, più ci pensi e più diventa marcio, mentre gli “ohmmerda” sono come le vecchie mutande bucate che ricacci nel fondo del cassetto con la speranza che non riemergano mai più.
Questa categoria, infatti, raccoglie tutti quegli “errori a luci spente” fatti nel corso di una vita dissoluta o disperata. Necessitate di esempi? Possono essere definite “ohmmerda” tutte quelle persone che inizialmente sembravano normali (per molteplici cause: il tuo periodo punk, un cocktail di troppo, siccità sentimental-sessuale, gli spaventosi visi di Letizia Moratti che ti hanno convinto che non ci sia possibilità di salvezza etc…) ma che si sono rivelati mostri alla luce del mattino o, peggio, casi umani dopo mesi di frequentazione.
La vergogna che suscita il ricordo di un “ohmmerda” può solo essere lenita dal ricordo di un “evvai”, ovvero di quelle persone che rappresentano i nostri “colpacci”: l’inesplicabile tresca con una qualche bomba sexy inspiegabimente attratta da noi, la conquista di una super modella o di un commesso di abercrombie (a meno che non ci entriate per salutare con una pernacchia la loro boriosità…).
A questi tre si aggiunge una quarta categoria, quella delle “spine nel fianco”, iceberg che si sono staccati dalla tua terra ferma e ora fluttuano senza occupare un posto preciso. Alcuni ritornano per diventare le famose vittime a cui ogni tanto vorrai pestare il piede, altri invece, col passare del tempo, avranno preso il largo definitivamente.
03 Mar 2011
AndrePosted under Uncategorized Tags: annunci, boiate, lavoro
Ho finalmente capito chi è il responsabile di tutti gli stereotipi che rendono malsano un già sanguinante mondo del lavoro. Abbiamo dei colpevoli: gli scrittori di annunci e le agenzie interinali.
Se fino a questo momento vi torturavate cercando di capire perché nell’immaginario collettivo le segretarie siano sempre sostanzialmente porche e tendano ad occupare il minimo spazio possibile stando a gattoni sotto la scrivania del capo; se, dopo mille fantasie su idraulici conturbanti e irresistibili muratori, la realtà dei cantieri di ogni giorno vi ha spinto nel baratro della depressione, ora sapete a chi chiedere i danni.
Grazie a queste menti geniali, anche i siti internet in cui si compra e vende manodopera hanno deciso di commerciare l’unico bene che non si svaluta mai: il “bocciolo”, also known as la gnocca. Preferite un appellativo animale? La micia, la fagiana, la passera o la topa. Vogliamo essere biblici? Il cancello dell’Eden. Ad ogni modo stiamo parlando sempre di quello: import-export di piaceri libidinosi.

Manca poco e anche chi cerca badanti, dato che già vengono dalla Moldavia, chiederà che siano “di bella presenza” e “disponibili”. Le segretaria invece sono già costrette ad essere sempre “flessibili”: resta da capire se è per piegarsi a raccogliere anche i documenti più pesanti senza che si rompano la schiena, o per porgere, insieme all’altra guancia, anche il lato B.
Ma non finisce qui, perché i cavalieri della demenza, i re magi della stupidità, gli compagni delle notti focose della madre degli imbecilli, creano anche un campionario di figure professionali leggendarie, nonché veri e propri ossimori viventi.
La mia preferita è la risorsa appena laureata, giovane, ma con minimo due anni di esperienza; grazie all’infinità di persone che la ricercano, io mi sono convinto che anche Babbo Natale, in fondo, esista: si tratta solo di scrivere l’annuncio giusto.
D’altra parte, mi sento di spezzare una lancia anche a favore delle agenzie interinali. Poverine, la realtà è che non sanno nemmeno loro cosa stiano ricercando perché scrivono degli annunci più fumosi dei segnali dell’indiani.
Fateci caso: le aziende sono sempre “prestigiose”, “leader nel loro settore” (quale non ci è dato saperlo), “importanti” e “internazionali”. Poco importa che abbiate appena firmato un contratto come addetto alla manutenzione della vasca per le aragoste al ristorante “la triglia innamorata” o come manager di una multinazionale, grazie alle agenzie interinali, il primo giorno di lavoro vi sveglierete sempre convinti di stare andando a fare una grandissima figata. Dal secondo, invece, riprenderete a maledirle normalmente…
13 Feb 2011
AndrePosted under Uncategorized Tags: amore, san valentino, schifezze
Sono pochi i momenti in cui ci si rende conto di vivere a mezz’ora da Milano, più che altro perché le differenze sono poche: qui il letame concima i campi, lì i marciapiedi e le scarpe di alcuni fortunati.
Ad ogni modo, ieri, ho avuto una di queste epifanie:in copisteria si è manifestato, in tutto il suo verde bottiglia, il programma dell’imminente Sagra di Sant’Apollonia, il cui evento principale sarà “Il concorso letterario rivolto ai ragazzi delle scuole medie: Che cos’è per me l’Amore” a seguire merenda – o almeno così titolava il manifesto.

Spero che, tra i vari “l’amore è quello per la mia mamma/il mio papà”, “l”amore è quello di Ash per Pikachu” o “l’amore è
quando ti senti tre metri sopra il cielo”, ci sia anche “l’amore è quello che faccio nei bagni con quella di 2^B quando chiedo di poter andare in bagno durante l’ora di religione”. Insomma, ci sarà pur un piccolo Moccia o una piccola Melissa, anche tra i brufolosi candidati del concorso letterario della Sagra di Sant’Apollonia!
Io, pur essendo a volte brufoloso, ho anagraficamente superato l’età da scuola media e, quindi, non mi è concesso partecipare; tuttavia, posso forse privarmi dell’occasione di dire quello che penso? Giammai, non fosse altro perché l’ho capito di recente.
“Amore è, dopo una bella doccia calda, avere i capperi della tua dolce metà sull’ accapatoio”.
E’ così. Non lo leggeremo mai sui bigliettini dei baci perugina, ma in un periodo in cui si tende a somminastrare il piacere tra diversi feudatari dell’orgasmo, l’Amore non possiamo che ritrovarlo e condividerlo nell’intimo, anche
letteralmente. Fortunato è chi nel suo intimo, si spera oltre a ben altro, ha anche un po’ di Chilly: in fin dei conti da quelle parti una bella disinfettata non guasta mai.
Non è tenersi per mano, non è far cigolare insieme le molle del letto, non è nemmeno lo strofinamento famelico di lingue a distinguere gli amanti.
Pensate. Di baci ce ne sono tantissimi: quello di giuda, quelli di dama, quelli da Rimini e da Cortina. Da piccolo, io avevo anche inventato una categoria speciale “i baci a cui sei allergico”, utile scusa quando vuoi evitare smancerie imbarazzanti. Gli abbracci, invece, li trovi sulle felpe, insieme ai baci, e addirittura dentro i pacchi di biscotti.
Di cappero, invece, ne troverai sempre uno e uno solo: è il nome della persona “attaccata” al tuo cuore.
04 Feb 2011
AndrePosted under Uncategorized Tags: boiate, presentazione, schifezze
Se state leggendo questo blog, probabilmente siete dei voyeuristici perversi a digiuno da Grande Fratello e desiderosi di supplire in qualche altro modo al vostro impellente bisogno di farvi i fatti altrui. Buona fortuna!
Se state leggendo questo blog, probabilmente avete anche avuto la malaugurata occasione di sperimentarmi live e avrete già avuto modo di sbiriciare tra le pagine dell’altro (blog), quello con il “titolo strano” e i miei pensieri di adolescente tristemente imbecille.
Passano gli anni, ma, sfortunatamente, tale sono rimasto e il titolo di questo spazio lo dimostra: “Il mio piccolo mondo autistico”, lo spazio in cui voglio raccogliere le mie impressioni su tutto quello che mi circonda, succede e su tutto quello che penso.
La Vita ci parla attraverso un’infinità di modi: fino a qualche tempo fa trovandomi sempre e costantemente circondato da coppie (dagli adolescenti brufolosi, simili al cestino dei funghi dei miei nonni, agli anziani con rughe profonde come le faglie di Sant’Andrea) pensavo che fosse arrivato anche a me il tempo dell’amore, ma in realtà non era così.
Ora che, invece, riesco sempre a vedere persone intente a scavare nelle narici dei nasi come se dentro vi fossero grumi di petrolio greggio (e poi se lo passano tra l’indice e il pollice, forse per saggiarne la qualità), penso che la Vita mi stia dicendo che è giunto il momento di raschiare il fondo: c’è chi lo fa col cucchiaino alla ricerca dell’ultima dose di Nutella, chi si dedica alle “attività estrattive” e chi, come me, grattandole via dalle pareti dell’intestino , vomita deprimenti boiate.
Buona lettura.
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